Index | Identikit | Disegni | Grafica | Web design | Video e animazioni
Articoli | Contatti | Notizie | Collegamenti | Area riservata

Articoli
Articoli, recensioni, commenti ed altro


Conclusione
La ricerca qui presentata si è protratta per diversi mesi ed ha spaziato dall’ambito più teorico dell’apprendimento ad aspetti molto più tecnici, legati alle particolarità dell’informatica e alle peculiarità dei linguaggi e delle tecnologie prese in rassegna durante la fase di analisi.

Da un punto di vista generale si può osservare che ciò che è stato detto riguardo all’apprendimento significativo merita sicuramente di essere tenuto in considerazione. L’apprendimento significativo è veramente importante per migliorare il proprio modo di di porsi di fronte alla conoscenza e credo che nessun altro autore quanto Joseph Novak abbia lavorato duramente per dimostrarlo. A lui va tutto il merito per aver riproposto le teorie di Ausubel e soprattutto per esserne divenuto profeta e per aver cercato di capire cosa poteva essere fatto per spingere le persone ad imparare seguendo metodi nuovi e più efficaci. La bontà dell’apprendimento significativo è stata ampiamente dimostrata in molte sedi diverse da questa e lo stesso si può dire per l’utilità delle mappe concettuali, che lo stesso Novak ha documentato nel corso di lunghi anni di insegnamento e di ricerca. A questo proposito è importante precisare che la straordinaria semplicità delle mappe non è affatto sinonimo di banalità: il fatto che possano essere facilmente utilizzate da chiunque, compresi i bambini, non significa certo che si tratti di strumenti inadatti ad affrontare questioni complesse. Si tratta al contrario di strumenti potenti, che possono favorire la soluzione di problemi a molti livelli differenti.

Quanto accennato porta a riflettere su una questione importante: usare le mappe significa riutilizzare le proprie risorse, incoraggiare la propria capacità di associare le cose e di cercare collegamenti costruttivi tra i vari aspetti della conoscenza. L’uso delle mappe conduce cioè a forme di introspezione e di potenziamento di sé. Si tratta di strumenti che pongono l’accento sulla più grande risorsa che l’uomo ha a disposizione: se stesso e le proprie capacità. Da un certo punto di vista quindi è poco importante in che modo le persone decidono di utilizzare le mappe, se avvalendosi di un supporto informatico come quello realizzato oppure no; la cosa importante è che tale pratica abbia modo di diffondersi.

Apprendimento significativo è in qualche modo sinonimo di evoluzione: presuppone un cambiamento importante nel modo di trattare le informazioni. Presuppone anche una spinta nella direzione della creatività e della personalizzazione dell’apprendimento. La mente non è un contenitore vuoto da riempire di nozioni, ma una struttura articolata in continua espansione, e deve essere costantemente alimentata e sottoposta a nuovi stimoli. La curiosità è la chiave nell’esplorazione delle cose e l’apprendimento significativo aiuta a diventare indipendenti nell’effettuare le proprie scelte formative. La capacità di muoversi in maniera autonoma nei vari ambiti della conoscenza e l’abilità di procurarsi rapidamente le informazioni considerate importanti costituiscono un forte valore aggiunto e un notevole vantaggio per chiunque. Se la nostra società evolve rapidamente in tutti i settori, il modo migliore per non restare tagliati fuori e sentirsi invece preparati, sicuri e consapevoli nell’affrontare gli eventi, è abituarsi a non smettere mai di imparare. L’apprendimento non può esaurirsi con il completamento del normale percorso scolastico: deve continuare anche dopo, ed anche in quei casi in cui non vi sia un esperto esterno per pianificarlo (un docente) e sia invece affidato all’iniziativa del singolo individuo.

Non volendo andare troppo oltre ritorno per un momento a considerare il lavoro svolto più nello specifico. L’analisi teorica ha posto in luce, come illustrato nelle poche righe precedenti, tutta una serie di considerazioni importanti, legate però ad aspetti generali, connessi al modo in cui le persone trattano la conoscenza. Tutto un altro tipo di lavoro è stato svolto per mettere in pratica il progetto iniziale di uno strumento informatico capace di disegnare mappe concettuali. Si è trattato di un lavoro di ricerca, basato sullo studio di documenti e direttive contenuti all’interno di alcuni importanti siti internet: tra questi fondamentale quello del consorzio W3C in cui sono pubblicate le specifiche delle varie tecnologie prese in esame. Sono stati esaminati diversi linguaggi, valutando le capacità espressive e le possibilità di integrazione, allo scopo di individuare quelli più adatti per realizzare il sistema.

L’analisi delle poche regole formali di XML ha costituito l’inquadramento fondamentale per lo studio di tutte le applicazioni da esso derivate. Lo studio approfondito della sintassi di SVG si è reso necessario per poter realizzare nella pratica la rappresentazione delle mappe sotto forma di immagini vettoriali, e mi ha permesso di prendere atto delle notevoli potenzialità del linguaggio e di individuarne i punti di forza, in rapporto anche ad altri standard simili, tra i quali FLASH di Macromedia. SVG può essere sviluppato ricorrendo a strumenti semplici e gratuiti e, se integrato con altre tecnologie, offre la possibilità di generare immagini in maniera dinamica, come risultato della trasformazione dei dati contenuti all’interno di documenti XML: questa fondamentale peculiarità lo rende ideale per gestire grafica e design all’interno di flussi comunicativi.

L’integrazione tra XML ed SVG ha occupato una parte consistente di tempo ed ha richiesto numerosi sforzi per risolvere problemi legati a questioni di compatibilità. Inoltre, la realizzazione del codice utilizzato negli script, necessario per permettere all’utente di interagire col sistema, mi ha avvicinato a ciò che tradizionalmente si intende per programmazione e cioè allo studio di procedure e funzioni che, attraverso l’utilizzo di cicli, condizioni e altri costrutti, consentono di codificare sequenze articolate di istruzioni destinate ad eseguire calcoli e trasformazioni. Lo svolgimento di questa parte complessa del lavoro è stata supportata dallo studio dei fondamenti della programmazione, integrato con l’analisi delle caratteristiche fondamentali dei linguaggi Java e C.

I risultati conseguiti si rivelano piuttosto soddisfacenti, anche se il prodotto realizzato risulta essere incompleto e per molti aspetti migliorabile. L’usabilità potrebbe essere aumentata semplificando ulteriormente l’interfaccia e nuove funzionalità potrebbero essere implementate per aumentare le potenzialità, soprattutto nella fase di modifica delle mappe. Un approfondimento della sintassi del linguaggio OWL potrebbe portare ad interessanti sviluppi, rendendo l’editor uno strumento semplice per la creazione di ontologie complesse. I primi passi mossi in questa direzione mettono però in guardia sulla difficoltà di una simile operazione e pongono dubbi sulla sua stessa fattibilità: un’implementazione di questo genere infatti richiede quasi certamente l’introduzione di elementi di programmazione forte, tipici dell’ingegneria informatica e piuttosto lontani dalle competenze di chi scrive. Alcune applicazioni simili, capaci di creare ontologie OWL, dedicate generalmente alla gestione di ambienti di knowledge management, sono attualmente disponibili (tra queste è possibile ricordare Protegè): si tratta tuttavia di software complessi, codificati in linguaggi di alto livello.

La filosofia di fondo del sistema comunque si è dimostrata vincente: la scelta di ricorrere a linguaggi standardizzati e gratuiti garantisce compatibilità ed esportabilità su piattaforme differenti, mentre l’idea di un utilizzo in rete promuove un uso delle mappe mirato alla condivisione e al confronto delle idee, anche tra persone fisicamente lontane. Il sistema realizzato non costringe ad affettuare alcuna installazione sul client, ma prevede soltanto che venga eseguita una corretta configurazione sul server. Requisito fondamentale per poter fruire dell’editor di mappe rimane comunque quello di disporre di uno strumento browser adeguato. Allo stato attuale di sviluppo, la configurazione più adatta per utilizzare il sistema è il browser di Microsoft Internet Explorer 6.0, equipaggiato con lo specifico plugin prodotto da Adobe, denominato SVG Viewer e destinato alla corretta interpretazione della sintassi SVG. Presto tuttavia, tutti i principali browser supporteranno completamente XML e le sue applicazioni e dunque saranno in grado di garantire la piena funzionalità dell’editor.

Un prodotto come quello progettato si presta a svariati tipi di utilizzo e si presenta come adatto per essere fruito da numerose tipologie di utente. La facilità d’uso, determinata dalla massima semplificazione del pannello dei comandi e dalla possibilità di utilizzare il mouse come una penna e quindi di disegnare la mappa come su un foglio, lo rende adatto ad un pubblico anche di giovane età. I possibili ambiti di utilizzo sono numerosi e vanno dalle scuole, in cui le mappe possono essere utilizzate per insegnare e agevolare l’apprendimento significativo, alle istituzioni e alle aziende, in cui tali strumenti sono spesso sfruttati per stimolare la creatività in fase di progettazione oppure per focalizzare le questioni cruciali nei processi di problem solving. Per come è stato concepito, l’editor non prevede praticamente alcun tipo di conoscenza informatica pregressa, poiché l’utilizzo di linguaggi sconosciuti ai più, quali XML, è ben celato dietro un’interfaccia semplice ed autoevidente. Anche per questo motivo credo si possa affermare che tale strumento potrebbe essere adoperato praticamente da chiunque sia in grado di accendere un computer e collegarsi alla rete.

In definitiva dunque la scommessa iniziale può considerarsi in qualche modo vinta: è stato realizzato un prodotto funzionante, coerente con le esigenze di chiarezza ed efficacia individuate, e capace di eseguire trasformazioni e conversioni di formato anche complesse. Il tutto è stato sviluppato utilizzando linguaggi di markup e di scripting, in accordo con la decisione originaria di ricorrere esclusivamente a tecnologie utilizzate nell’ambito di internet. Anche se l’editor di mappe concettuali proposto in questo lavoro di ricerca forse non si presterà ad utilizzi reali, restano comunque valide le premesse teoriche e le direttive di analisi individuate. Il lavoro svolto infatti, può offrire molti interessanti spunti a chi intenda progettare sistemi simili, che siano pensati per garantire un elevato livello di interoperabilità e che siano in linea con i nuovi standard imposti dalla crescita del web attuale, in cui l’uso esteso di XML e delle sue applicazioni sta ponendo le basi per quello che sarà il semantic web.

Fabio Garelli
08/08/2005